presentazione del libro a cura di Enza Pellecchia
Note:
Presentazione
Il libro, curato da Enza Pellecchia (professore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa e direttore del CISP-Centro Interdisciplinare di Scienze per la pace dell’Università di Pisa), contiene saggi che affrontano da diverse prospettive – geopolitica, storica, etica, giuridica - la questione delle armi nucleari e la necessità del disarmo.
I temi affrontati sono tanti, ma esiste un denominatore comune e questo denominatore è il tema della responsabilità. Non solo responsabilità per qualcosa, ma anche responsabilità verso qualcuno.
Responsabilità degli scienziati, prima di tutto: quelli che costruirono la bomba atomica, ma anche quanti oggi continuano a fare ricerca in ambiti in cui libertà ed etica possono entrare in conflitto. Responsabilità di chi – politici e militari - decise di usare la bomba atomica. Ma c’è anche la responsabilità di noi tutti, nell’attivarci per esigere un mondo libero da armi nucleari.
Le parole di Gunther Anders sono, al riguardo, di straordinaria chiarezza: “per quanto confuso possa essere stato finora il problema dell’imputazione, il vero problema della colpa comincia soltanto ora. Soltanto ora, perché soltanto ora sappiamo che cosa significa la bomba. Per quanto innocenti si possa essere stati finora, ora si diventa colpevoli, se non si aprono gli occhi a coloro che non vedono ancora, se non si fanno rintronare le orecchie a coloro che non capiscono ancora. La colpa non sta nel passato, ma nel presente e nel futuro. Non soltanto gli eventuali assassini sono colpevoli, ma anche noi, gli eventuali morituri”.
Esiste dunque una responsabilità – e una risposta – a cui siamo chiamati in quanto membri della comune famiglia umana. Ed è qui – nell’appartenenza alla comune famiglia umana - che si innesta l’altro modo di guardare alla responsabilità, come responsabilità non solo per qualcosa (qualcosa che è stato fatto o che non è stato fatto), ma anche come responsabilità verso qualcuno: più precisamente, verso le generazioni future e verso le vittime delle due atomiche di Hiroshima e Nagasaki e delle migliaia di test nucleari che fino al 1990 sono stati effettuati, con grave compromissione dell’ambiente e pesanti ripercussioni sulla salute delle persone.
Questa assunzione di responsabilità alimenta lo sforzo per stimolare le persone ad un percorso di empowerment, affinché ciascuno acquisisca consapevolezza del proprio potere e non si senta semplice “pedina della storia”: al contrario, grandi cambiamenti su importanti questioni sono stati possibili proprio grazie alle voci che si sono levate decise dalla società civile, ad esempio per giungere alla messa al bando delle mine antiuomo o delle bombe a grappolo. Un analogo processo è possibile – ed è in corso – per arrivare all’approvazione di un trattato per la messa al bando delle armi nucleari.
Recentemente il movimento che esorta ad un mondo senza armi nucleari ha assunto una nuova forma, tramite la c.d. iniziativa umanitaria, che ha l’obiettivo di spostare il dibattito internazionale dalla deterrenza e dalla stabilità strategica che possono essere assicurate mediante il possesso delle armi nucleari, all’impatto umanitario e, quindi, alle ripercussioni sulle vite umane causate dall’uso delle armi nucleari.
Enza Pellecchia professore ordinario di diritto privato del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa. Dirige il CISP-Centro Interdisciplinare di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa. Si occupa di diritti della persona, di soggetti deboli e di disarmo.
