presentazione del volume di Lucio Gioacchino Insinga e Massimiliano Cannata
Note:
Recensione di Marco Levis
(direttore responsabile rivista giuridica sulla responsabilità amministrativa delle società e degli enti)
L’Italia, come è noto, è un paese caratterizzato da un tessuto economico essenzialmente composto da una fitta rete di PMI (cfr. statistiche pubblicate a p. 26 e27) rispetto a cui concetti e strumenti quali: responsabilità sociale, sistemi di controllo antifrode, codici etici potrebbero apparire come parole senza senso o vuoti esercizi accademici, senza alcuna ricaduta economica, utili solamente ad alimentare una burocrazia costosa, parassitaria, pervasiva. Gli autori, che provengono da esperienze culturali e aziendali differenti, hanno voluto fondere le loro diverse sensibilità e realizzare un manuale che intende sfatare questa falsa convinzione.
Mettere al centro della riflessione la responsabilità sociale e l’etica negli affari, così come diffondere le buone pratiche nell’universo della piccola impresa, vuol dire, soprattuttoinquestodelicatomomentostorico,generarericchezzanon-solo nell’ambito delle specifiche realtà produttive, ma anche nel contesto più articolato e complesso del nostro sistema industriale. Stimolare le PMI ad adottare il modello 231 può essere in quest’ottica il primo importante passo verso la costruzione di un «neo capitalismo etico», capace di seguire i dettami di un’economia che sulla spinta della rivoluzione digitale, sta sperimentando un profondo mutamento dei paradigmi produttivi e organizzativi. La sezione introduttiva del volume si sofferma sul passaggio d’epoca che stiamo vivendo, che ci consegnerà un modo di concepire e di praticare il lavoro completamente modificato nell’orizzonte di un mondo senza confini in cui la dimensione produttiva e la dimensione socio-relazionale tenderanno sempre più a ibridarsi, come si può apprendere dalla voce di alcuni autorevoli studiosi che arricchiscono la premessa del volume, tratteggiando gli aspetti salienti della contemporaneità.
Con la descrizione puntuale della 231 e l’analisi dei soggetti destinatari e dei soggetti esclusi dalla normativa, temi che occupano il primo capitolo, si entra nel «cuore» della trattazione, che prelude ad una sezione più specifica in cui il lettore può concretamente misurarsi con un’autentica«cassetta degli attrezzi» pronta all’uso, rivolta a dirigenti, funzionari apicali e quadri intermedi delle PMI. Questi ruoli sono il braccio operativo dell’impresa, in quantospetta a loro espletare gli adempimenti di legge in materia di: privacy, sicurezza fisica e ambientale, certificazioni di qualità e nello stesso tempo coordinare le prestazioni professionali dei consulenti fiscali e del lavoro. Si tratta di figure che stanno assumendo sempre più profili strategici di responsabilità per l’azienda se si considera che spesso l’imprenditore affida loro l’incarico informale di risk manager, attività che comporta anche la delicata valutazione e la conseguente tutela del patrimonio aziendale.
Bisogna dire che risulta particolarmente utile conoscere alcuni modelli pratici e fac-simili, facilmente riadattabili rispetto agli specifici contesti aziendali, che possono contribuire a semplificare il lavoro di chi deve cimentarsi nell’adozione di un sistema di controllo previsto dalla 231/2001. Il volume vuole rispondere anche a questa esigenza offrendo una trattazione ragionata del catalogo completo dei reati e delle tabelle di correlazione fra sanzioni e reati, allo scopo di rendere più immediata la possibilità di valutare la gravità del sistema sanzionatorio previsto dal decreto legislativo.
Un fenomeno va, in ultimo, evidenziato e chiarito: occorre limitare la tentazione, da più parti diffusa, di creare modelli e sistemi di controllo «copia/incolla». Il lavoro delle associazioni di categoria (come per altro dimostrano le linee guida elaborate in materia) fa vedere che esiste un modello (ild.lgs.231/2001) al quale ciascuno peratore deve ispirarsi, senza mai calpestare gli elementi identitari, che fanno di ciascuna storia aziendale, una realtà unica e irriducibile. Un modello «taylor made» correttamente bilanciato e praticato, che sappia armonizzare l’universalità della norma con le specificità che ciascun attore giustamente rivendica, sarà la giusta strada da intraprendere verso la crescita virtuosa e consapevole del soggetto-impresa, una crescita non solo dimensionale, ma anche culturale e valoriale di cui il nostro capitalismo ha assoluto bisogno, per reggere il passo delle sfide del futuro.
Massimiliano Cannata (Palermo, 1968) filosofo, giornalista professionista, autore televisivo ha frequentato i corsi di linguistica, sociologia e filosofia del linguaggio presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e l’Università “Paris VII”. Ha conseguito con lode il diploma di master in giornalismo e comunicazione d’impresa della LUISS di Roma e la specializzazione in scienza della politica presso l’Istituto Pedro Arrupe di Palermo. Ha sviluppato la sua attività come consulente di direzione nell’ambito della comunicazione d’impresa applicata allo sviluppo della cultura manageriale e alla formazione, nel contesto organizzativo della social innovation. Membro del comitato scientifico di “Anfione e Zeto”, collabora con “Technology Review”, “L’impresa”, “Il Giornale di Sicilia”, “Centonove Press”. E’ autore di alcuni saggi sui temi del cambiamento.
Comunicato stampa
